Quiet River – “Echo Chamber”

I Quiet River esordiscono ufficialmente con questo “Echo Chamber”, e lo fanno con uno stile del tutto particolare e che davvero non trova molti paragoni. La base è quella del puro heavy metal che strizza l’occhio spesse volte a divagazioni folk alla Grave Digger o Folkstone, ma la voce è praticamente black metal. Ne esce fuori un album dove a livello chitarristico si riesce davvero a respirare ciò che Maiden e Judas Priest hanno insegnato a milioni di musicisti, ma già dalla prima vera e propria canzone, dopo l’intro, “Octane Overload” si fa largo un sound pulitissimo, eseguito in maniera impeccabile, davvero heavy metal! Sembra la fiera del retrò, ma ascoltando bene il disco ci si rende conto anche che l’album ha delle accelerazioni speed che fanno pensare a band come Agent Steel o Exciter.

La peculiarità di questo album è che i riff sembrano degli assoli e viceversa, e la batteria è molto abile a seguire tutti i vari passaggi dell’album, anche quando le atmosfere si fanno più malinconiche e strizzano l’occhio al black metal della seconda ondata, come sul finale della già citata “Octane Overload”, che vede anche molte chitarre gemelle che non possono ricordare le coppie di chitarristi delle band più importanti del metal, anch’esse già citate. Ci sono anche le chitarre stoppate e aggressive che puntano talvolta ad una sorta di thrash melodico e più groovy, come succede ad esempio in pezzi come “Danger Zone” o “Quiet River”, mentre un pezzo melodicamente e tecnicamente perfetto come “Danger Zone” insegna il chitarrismo metal in tutte le sue sfaccettature.

Insomma, questo è un album basato sulla chitarra elettrica e la voce sembra quasi un contorno, perchè a mio avviso anche se non fosse stata presente non avrebbe sminuito il valore di un disco davvero molto bello. E ora, avanti col prossimo album, ma io voglio dei cori alla Cirith Ungol, Omen e Manilla Road…A quel punto tutto sarà perfetto.

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