Twilight Zone – “Visions Of Freedom”

Attivi sin dal 1993, i toscani Twilight Zone non sono mai stati troppo produttivi, e infatti arriva nel 2022 questo loro secondo album intitolato “2022, Visions of Freedom”. Ma facciamo un po’ di passi indietro per capire cosa questa band ha combinato in trent’anni di carriera:

“La formazione lucchese nasce nel 1993 per mano di Stefano Giusti (basso/voce), Cristian Angelini (chitarra) e Pierluigi Salvatori (batteria), uniti dalla passione per l’hard rock e per la NWOBHM. I primi anni sono costellati dall’incisione di demo, vari concerti e cambi di line up, insomma la classica gavetta che durerà fino al 2014, anno in cui vede la luce il primo full length, “…The Beginning”, bene accolto da pubblico e critica”.

E quindi eccoci a parlare di “Visions Of Freedom”, che arriva dopo un bel periodo “di pausa”. Diciamo che le coordinate e le intenzioni di base della band sono rimaste sempre le stesse, ovvero di rimanere fedeli ad un sound hard rock/metal che più classico non si può e che deve molto agli anni Ottanta e ad una spruzzata di anni Settanta, con influenze che vanno dagli immancabili Iron Maiden, Saxon, Helloween e Gamma Ray (tanto per citare le influenze più evidenti), per approdare ad episodi dove vengono a galla pilastri come Deep Purple o Uriah Heep.

La cosa positiva di questo album è che si cerca di variare la tracklist, soprattutto dopo la terza o quarta canzone, quando episodi più riflessivi come “In the Eye of the Biggest Storm” o Reminiscence” centrano il bersaglio. La prima delle canzoni ricorda a mio avviso qualcosa degli Iron Maiden del periodo con Blaze Bayley e presenta una buona alternanza di momenti più tipicamente metal e altri dove la band usa per bene le tastiere e le chitarre acustiche per creare un qualcosa di tranquillo ma allo stesso tempo epico.

Per il resto dopo la intro “Nemesis” abbiamo la ruggente “The Laws Of Denial”, la più pesante “Freedom On My Skin” ed altri validi brani, come ad esempio la buonissima “Cloudwork”, song varia e quindi interessante. Questi citati sono probabilmente gli episodi più validi del disco, ma comunque in generale questo album nella sua interezza rimane più che valido, suonato bene e molto coerente al metal più classico. Sicuramente consigliato.

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